sabato 6 settembre 2014
Ritorno a.... casa :-)
L'idea nacque su queste pagine, ormai cinque anni fa... Un anno fa la ripresi, le diedi corpo e ne feci un progetto più strutturato. Nell'aprile di quest'anno è diventata un libro. "Dove andiamo questo fine settimana?" è un compendio delle mie esplorazioni compiute in giornata e nel weekend, partendo da Milano a caccia di borghi pittoreschi, suggestivi paesaggi naturali, emozioni... E' disponibile in tutte le maggiori librerie online in formato elettronico, pagina Facebook "Idee per il weekend" https://www.facebook.com/pages/Idee-per-il-weekend/483891595072609.
domenica 7 marzo 2010
Castelluccio d'autore
Trame di fili che s'intrecciano nella maniera più impensata e creano pattern fantastici...
Nel libro che sto leggendo, "Dolce per sé", Dacia Maraini racconta attraverso la voce di Vera, l'io narrante del romanzo, di alcuni giorni trascorsi a Castelluccio di Norcia insieme al suo innamorato, Edoardo, che lì si dedica al parapendio.
"Un arco di montagne nude, color sabbia, che si affacciano ripide su una conca di campi e di prati sempre zuppi d'acqua. Quando nevica sembra di stare sulla luna tanto sono spoglie, aride e fredde quelle cime e tanto è spelata, deserta e candida la piana sottostante. In questo bellissimo paesaggio lunare, sopra un cocuzzolo appartato, si erge il paesino di Castelluccio, dove non arrivano neanche i giornali, dove non si cuoce il pane, dove la grande attrazione è un carretto posteggiato in mezzo alla piazza su cui sono esposti dei sacchetti di lenticchie dure come sassi e delle forme di cacio dal forte odore caprino".
Viaggiare attraverso le pagine di un libro, attraverso il racconto di un'amica, attraverso l'interpretazione di un fotografo che guarda quel pezzo di mondo che riesce ad entrare nel suo obiettivo...
Comunque, viaggiare.
Nel libro che sto leggendo, "Dolce per sé", Dacia Maraini racconta attraverso la voce di Vera, l'io narrante del romanzo, di alcuni giorni trascorsi a Castelluccio di Norcia insieme al suo innamorato, Edoardo, che lì si dedica al parapendio.
"Un arco di montagne nude, color sabbia, che si affacciano ripide su una conca di campi e di prati sempre zuppi d'acqua. Quando nevica sembra di stare sulla luna tanto sono spoglie, aride e fredde quelle cime e tanto è spelata, deserta e candida la piana sottostante. In questo bellissimo paesaggio lunare, sopra un cocuzzolo appartato, si erge il paesino di Castelluccio, dove non arrivano neanche i giornali, dove non si cuoce il pane, dove la grande attrazione è un carretto posteggiato in mezzo alla piazza su cui sono esposti dei sacchetti di lenticchie dure come sassi e delle forme di cacio dal forte odore caprino".
Viaggiare attraverso le pagine di un libro, attraverso il racconto di un'amica, attraverso l'interpretazione di un fotografo che guarda quel pezzo di mondo che riesce ad entrare nel suo obiettivo...
Comunque, viaggiare.
venerdì 8 gennaio 2010
Triora - parte seconda!
E giorno dopo giorno siamo arrivati al 2010... è tempo di concludere ciò che ho iniziato!! se no mi ritrovo a compiere gli anni un'altra volta senza aver finito di raccontare il compleanno del 2009.Ci eravamo lasciati sospesi in una nebbiolina che vela ogni cosa, mentre scende la sera sul borgo medievale arroccato sul colle e l'aria ancora umida di pioggia ci alita sul viso. Un'atmosfera ideale per proseguire la nostra visita.
I vicoli s
tretti, pavimentati a ciottoli e dal percorso irregolare; le case antiche;una piccola piazza che si apre all'improvviso più in basso della strada, dove riecheggia il suono di due spadaccini che si sfidarono a duello, tempo fa...

Un gatto nero che compare dal nulla e di nuovo scompare.
La Cabotina: si dice che fosse il luogo dove si davano appuntamento le fattucchiere per le loro scorribande e per i riti oscuri che il più delle volte non erano che la preparazione di decotti medicamentosi. Povere donne torturate in un processo durato anni, una di loro così tormentata da saltare da una finestra e morire, pur di sfuggire al supplizio. Una delle tragedie legate all'Inquisizione. Eppure un brivido rimane, qualcosa di inspiegato, una domanda, un dubbio...

Alziamo lo sguardo e tra il colle di Triora e quello di fronte si è adagiata una nuvola, che lascia scoperte le cime e nasconde alla vista la stretta valle.
Il mistero delle streghe è ancora lì, per chi desidera lasciarsi avvincere dal loro fascino, immutato nei secoli.
venerdì 4 dicembre 2009
Castelluccio di Norcia : non solo lenticchie.
La scusa è quella di provare il camper, ci serve un posto non troppo lontano né eccessivamente vicino per collaudare il nostro nuovo mezzo di locomozione da vagabondi.
Il susseguirsi dei nudi monti stranamente ondulati come colline, mai a punta ma piuttosto arrotondati sulle cime, aggrappati al suolo pietroso con dita che affondano come radici per proteggere quello che una volta era il fondo di un lago, a me ricorda ogni volta un mondo quasi irreale, giusta ambientazione per leggende o storie di maghi ed indovini. Soprattutto a fine novembre, quando la brutta stagione fa sì che il vento sposti le ombre delle nuvole creando l'unica traccia di vita di questa meravigliosa landa desolata di 20 km quadrati e a 1400 metri di altitudine, e dove le tinte ormai scurite ma lo stesso stupefacenti della brulla vegetazione caratterizzano l'inizio dell' inverno ancora senza neve dei Piani di Castelluccio.
Non c'è traccia nemmeno nei ricordi dei colori dell'estate : ora al posto dei gialli, dei rossi , dei bianchi e dei viola dei fiori non ci sono altro che le sfumature della terra che dal marrone cupo arrivano a schiarirsi fino all'ocra, regalandoci nel mezzo le macchie d'argento, di grigio e un tono di verde scurito dal freddo dei rari sempreverdi presenti.
Nessuno ha ora il coraggio di gettarsi con il deltaplano, lo sport per eccellenza di questo posto senza ostacoli naturali e neanche di fare le classiche passeggiate a cavallo o innocue camminate nella natura ...
Alzando lo sguardo, solo un mucchietto di case grigie che rivestono una "collina" (nemmeno troppo alta) ad interrompere la sequenza dei monti, è il paesino deve siamo passati prima (Castelluccio, appunto) per poi scendere sul fondo di un mare senza suono, se non quello unico del vento.
Siamo soli per tutta la mattina, solo un cane che sembra un lupo si avvicina, e noi a lui.
La mia speranza è che la descrizione del luogo abbia reso l'idea, perché sarà richiesta la partecipazione della vostra immaginazione per dare vita al luogo magico, dato che noi non abbiamo portato la macchina fotografica... Vi aiuteranno o vi distoglieranno le foto che seguiranno, vecchi scatti di un'estate affollata e tinta dalla cosiddetta fioritura delle lenticchie (anche se a fiorire non sono loro ma i fiordalisi, i papaveri, i ranuncoli e le margheritine che crescono insieme in una meravigliosa simbiosi) e di un autunno inoltrato ma non ancora incupito.
Potrete scegliere la vostra stagione per visitare Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini nella Valnerina. E' il primo paesino dell' Umbria che si incontra appena lasciate le Marche, provenendo da Castelsantangelo sul Nera .
Poi noi abbiamo proseguito verso ovest, per andare incontro al lago Trasimeno e ai suoi deliziosi borghi medievali.
http://www.castellucciodinorcia.it/italiano/castelluccio_norcia.htm




Il susseguirsi dei nudi monti stranamente ondulati come colline, mai a punta ma piuttosto arrotondati sulle cime, aggrappati al suolo pietroso con dita che affondano come radici per proteggere quello che una volta era il fondo di un lago, a me ricorda ogni volta un mondo quasi irreale, giusta ambientazione per leggende o storie di maghi ed indovini. Soprattutto a fine novembre, quando la brutta stagione fa sì che il vento sposti le ombre delle nuvole creando l'unica traccia di vita di questa meravigliosa landa desolata di 20 km quadrati e a 1400 metri di altitudine, e dove le tinte ormai scurite ma lo stesso stupefacenti della brulla vegetazione caratterizzano l'inizio dell' inverno ancora senza neve dei Piani di Castelluccio.
Non c'è traccia nemmeno nei ricordi dei colori dell'estate : ora al posto dei gialli, dei rossi , dei bianchi e dei viola dei fiori non ci sono altro che le sfumature della terra che dal marrone cupo arrivano a schiarirsi fino all'ocra, regalandoci nel mezzo le macchie d'argento, di grigio e un tono di verde scurito dal freddo dei rari sempreverdi presenti.
Nessuno ha ora il coraggio di gettarsi con il deltaplano, lo sport per eccellenza di questo posto senza ostacoli naturali e neanche di fare le classiche passeggiate a cavallo o innocue camminate nella natura ...
Alzando lo sguardo, solo un mucchietto di case grigie che rivestono una "collina" (nemmeno troppo alta) ad interrompere la sequenza dei monti, è il paesino deve siamo passati prima (Castelluccio, appunto) per poi scendere sul fondo di un mare senza suono, se non quello unico del vento.
Siamo soli per tutta la mattina, solo un cane che sembra un lupo si avvicina, e noi a lui.
La mia speranza è che la descrizione del luogo abbia reso l'idea, perché sarà richiesta la partecipazione della vostra immaginazione per dare vita al luogo magico, dato che noi non abbiamo portato la macchina fotografica... Vi aiuteranno o vi distoglieranno le foto che seguiranno, vecchi scatti di un'estate affollata e tinta dalla cosiddetta fioritura delle lenticchie (anche se a fiorire non sono loro ma i fiordalisi, i papaveri, i ranuncoli e le margheritine che crescono insieme in una meravigliosa simbiosi) e di un autunno inoltrato ma non ancora incupito.
Potrete scegliere la vostra stagione per visitare Castelluccio di Norcia, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini nella Valnerina. E' il primo paesino dell' Umbria che si incontra appena lasciate le Marche, provenendo da Castelsantangelo sul Nera .
Poi noi abbiamo proseguito verso ovest, per andare incontro al lago Trasimeno e ai suoi deliziosi borghi medievali.
http://www.castellucciodinorcia.it/italiano/castelluccio_norcia.htm




domenica 22 novembre 2009
Triora, tra nuvole e montagne incantate
Dopo mesi mi sono finalmente ricordata di scrivere la recensione dell'Albergo Colomba d'Oro che avevo promesso ai gestori su Trip Advisor. A questo punto posso anche stendere il mio piccolo reportage!! Pensate ad un soleggiato 19 giugno, il mio compleanno, che corrisponde ad un venerdì feriale e a un KTM Adventure arancione e blu che sfreccia sulla Milano-Genova. Traffico zero. Destinazione: Triora, borgo medievale nell'entroterra ligure nota come il Borgo delle Streghe.
Dopo una breve tappa-gelato con passeggiata sul lungomare ad Arma di Taggia ci dirigiamo alla nostra meta attraverso la verde Valle Argentina.

Strettissima, con alte sponde coperte di vegetazione, un torrente scorre alla nostra destra e si susseguono piccoli e pittoreschi paesi.
Tornanti piacevolissimi da percorrere in moto, se siete in sella insieme a un centauro che non insegue per forza l'ebbrezza dell'eccessiva velocità.
Triora si trova su una cima, il nostro albergo, un incantevole convento del Cinquecento, è appena fuori dal paese ed offre un panorama che ristora e consente di immergersi in un immediato relax.
La mattina dopo siamo pronti per andare a scoprire Realdo, un angolino remoto di mondo dove mi comprerei tanto volentieri una seconda casa.
Ci attardiamo tra i vicoli sassosi, dove ogni cosa ha il colore della pietra e si è perso il senso del passare del tempo. Acquistiamo il necesario per i panini nell'unico minimarket e ci prepariamo ad affrontare un promettente itinerario in fuoristrada!!

Percorriamo un cerchio sulle colline intorno a Triora, che si chiude nella parte alta del paese e si snoda per un sentiero pietroso, attraverso una galleria buia elettrizzante, oltre un piccolo ruscello fino all'area del nostro pic-nic.

Nuvole come fiocchi di cotone grigio si avvicinano quasi fino a poterle toccare e mentre le osserviamo iniziano a cadere grossi goccioloni! Il mio battesimo dell'acqua in moto... infiliamo in fretta e furia i pantaloni antipioggia e ci precipitiamo giù fino a Triora sotto una pioggia battente.
Il seguito si riassume bene in questa foto... :-)))

Finito il temporale ci apprestiamo a visitare il borgo, in un'atmosfera umida, vespertina, tra goccioline sospese che ben si adattano alla fama del posto. Credo che la nostra visita, in altre condizioni, non sarebbe stata altrettanto suggestiva.
Ma ora devo interrompermi per preparare la cena: appuntamento nei prossimi giorni!!!
Dopo una breve tappa-gelato con passeggiata sul lungomare ad Arma di Taggia ci dirigiamo alla nostra meta attraverso la verde Valle Argentina.

Strettissima, con alte sponde coperte di vegetazione, un torrente scorre alla nostra destra e si susseguono piccoli e pittoreschi paesi.
Tornanti piacevolissimi da percorrere in moto, se siete in sella insieme a un centauro che non insegue per forza l'ebbrezza dell'eccessiva velocità.
Triora si trova su una cima, il nostro albergo, un incantevole convento del Cinquecento, è appena fuori dal paese ed offre un panorama che ristora e consente di immergersi in un immediato relax.
La mattina dopo siamo pronti per andare a scoprire Realdo, un angolino remoto di mondo dove mi comprerei tanto volentieri una seconda casa.Ci attardiamo tra i vicoli sassosi, dove ogni cosa ha il colore della pietra e si è perso il senso del passare del tempo. Acquistiamo il necesario per i panini nell'unico minimarket e ci prepariamo ad affrontare un promettente itinerario in fuoristrada!!

Percorriamo un cerchio sulle colline intorno a Triora, che si chiude nella parte alta del paese e si snoda per un sentiero pietroso, attraverso una galleria buia elettrizzante, oltre un piccolo ruscello fino all'area del nostro pic-nic.

Nuvole come fiocchi di cotone grigio si avvicinano quasi fino a poterle toccare e mentre le osserviamo iniziano a cadere grossi goccioloni! Il mio battesimo dell'acqua in moto... infiliamo in fretta e furia i pantaloni antipioggia e ci precipitiamo giù fino a Triora sotto una pioggia battente.
Il seguito si riassume bene in questa foto... :-)))

Finito il temporale ci apprestiamo a visitare il borgo, in un'atmosfera umida, vespertina, tra goccioline sospese che ben si adattano alla fama del posto. Credo che la nostra visita, in altre condizioni, non sarebbe stata altrettanto suggestiva.
Ma ora devo interrompermi per preparare la cena: appuntamento nei prossimi giorni!!!
giovedì 3 settembre 2009
Viaggiare con gli occhi dell'anima
Ho conosciuto Cinzia alcuni anni fa, tramite un caro amico comune (che adesso è uno dei nostri lettori fissi!!).
Una delle prime occasioni in cui ci siamo incontrate è stato "Dialogo nel buio". Era il giugno del 2006, me lo ricordo perché il giorno dopo partivo per la mia prima trasferta in Giappone. Aveva prenotato mesi prima, perché ci vuole un notevole preavviso, ed io ho avuto la fortuna di fare parte del gruppo dei partecipanti.
Si tratta di un'iniziativa dell'Istituto dei Ciechi di Milano (www.istciechimilano.it), che si trova in Via Vivaio 7.
Naturalmente in questo post non ci sono foto.
Non è indispensabile vedere solo con gli occhi, questo è quello che si impara qui: tutti gli altri sensi possono contribuire alla percezione del mondo che ci circonda.
Dialogo nel Buio è un percorso che avviene completamente al buio, sotto la guida di un non vedente, attraverso ricostruzioni degli ambienti che ci ospitano ogni giorno: il parco, una via con tanto di attraversamento pedonale e rumoroso cantiere stradale, una casa… non vorrei dirvi tutto per non togliervi il piacere della sorpresa, se decideste di andare.
Per me è stata un'esperienza illuminante per quanto riguarda le difficoltà che chi non vede incontra e supera ogni volta con l'aiuto del tatto, dell'udito ed anche dell'olfatto, sensi che a mio parere siamo abituati a sottovalutare rispetto alla vista, ma che durante questa esperienza risultano come amplificati. Non si può non uscirne cambiati.
Nei prossimi mesi Cinzia si dedicherà ad un progetto di vita ben più importante di questo blog e non so se troverà il tempo anche per scrivere. Con questo ricordo vi ho detto io qualcosa di lei, in attesa che possa farlo lei stessa.
Nel frattempo io e Roberta porteremo avanti il nostro piccolo diario di viaggio.
Una delle prime occasioni in cui ci siamo incontrate è stato "Dialogo nel buio". Era il giugno del 2006, me lo ricordo perché il giorno dopo partivo per la mia prima trasferta in Giappone. Aveva prenotato mesi prima, perché ci vuole un notevole preavviso, ed io ho avuto la fortuna di fare parte del gruppo dei partecipanti.
Si tratta di un'iniziativa dell'Istituto dei Ciechi di Milano (www.istciechimilano.it), che si trova in Via Vivaio 7.
Naturalmente in questo post non ci sono foto.
Non è indispensabile vedere solo con gli occhi, questo è quello che si impara qui: tutti gli altri sensi possono contribuire alla percezione del mondo che ci circonda.
Dialogo nel Buio è un percorso che avviene completamente al buio, sotto la guida di un non vedente, attraverso ricostruzioni degli ambienti che ci ospitano ogni giorno: il parco, una via con tanto di attraversamento pedonale e rumoroso cantiere stradale, una casa… non vorrei dirvi tutto per non togliervi il piacere della sorpresa, se decideste di andare.
Per me è stata un'esperienza illuminante per quanto riguarda le difficoltà che chi non vede incontra e supera ogni volta con l'aiuto del tatto, dell'udito ed anche dell'olfatto, sensi che a mio parere siamo abituati a sottovalutare rispetto alla vista, ma che durante questa esperienza risultano come amplificati. Non si può non uscirne cambiati.
Nei prossimi mesi Cinzia si dedicherà ad un progetto di vita ben più importante di questo blog e non so se troverà il tempo anche per scrivere. Con questo ricordo vi ho detto io qualcosa di lei, in attesa che possa farlo lei stessa.
Nel frattempo io e Roberta porteremo avanti il nostro piccolo diario di viaggio.
mercoledì 1 luglio 2009
Un itinerario veloce veloce
Avete un pomeriggio da impiegare e vi va di camminare in mezzo alla natura, nonostante umidità ed insetti vari??? Il Parco del Ticino è quel che fa per voi! Ad una mezz'oretta soltanto da Milano, offre diversi percorsi da fare a piedi o in bicicletta o volendo anche a cavallo.
Noi abbiamo preso la Milano-Torino e siamo usciti a Mesero-Marcallo, seguendo poi la S.S. 336, uscita Mesero Nord/Cuggiono Sud. Si arriva a Cuggiono e da lì si prosegue per castelletto di Cuggiono: non potete sbagliare, è quasi tutta dritta ed ai bivi trovate sempre cartelli, che in prossimità della meta indicano addirittura il fiume Ticino. Arrivati al semaforo davanti al ponte che attraversa il Naviglio, a senso unico alternato, esiterete magari un po' come noi, chiedendovi se ci possono passare anche le macchine.... ebbene sì, basta attendere il verde e via, fino in fondo alla strada che finisce in un piazzale ghiaioso dove vi faccio i miei migliori auguri di trovare un posteggio!! se no tornate verso il Naviglio e riattraversate il ponte, anche se poi a piedi è lunghetta.
A questo punto avete due possibilità: o vi stendete sull'asciugamano o stuoia che avrete previdentemente portato con voi insieme ad una bella bottiglia d'acqua e vi rilassate, oppure passeggiate lungo la sponda del fiume, tra sole ed ombra. C'è chi fa il bagno nel fiume e poi prende il sole e chi preferisce stare al fresco in radura, affrontando impavido le formiche e magari leggendo un libro. ... Dopo un quarto d'ora di formiche abbiamo optato per la passeggiata...
Da qui parte un percorso di ca.15 km denominato Sentiero della Padregnana (vedi http://www.parcoticino.it/immagini/mp_padregnana.gif). Lo trovate nella sezione Turismo tra i "Sentieri del parco"... così è nata l'idea per la nostra gita domenicale!!! Peccato solo non aver portato con me la macchina fotografica, ma mi capirete: c'erano 30°C ed anelavo solo a scappare dalla città il più veloce possibile!!!
Noi abbiamo preso la Milano-Torino e siamo usciti a Mesero-Marcallo, seguendo poi la S.S. 336, uscita Mesero Nord/Cuggiono Sud. Si arriva a Cuggiono e da lì si prosegue per castelletto di Cuggiono: non potete sbagliare, è quasi tutta dritta ed ai bivi trovate sempre cartelli, che in prossimità della meta indicano addirittura il fiume Ticino. Arrivati al semaforo davanti al ponte che attraversa il Naviglio, a senso unico alternato, esiterete magari un po' come noi, chiedendovi se ci possono passare anche le macchine.... ebbene sì, basta attendere il verde e via, fino in fondo alla strada che finisce in un piazzale ghiaioso dove vi faccio i miei migliori auguri di trovare un posteggio!! se no tornate verso il Naviglio e riattraversate il ponte, anche se poi a piedi è lunghetta.
A questo punto avete due possibilità: o vi stendete sull'asciugamano o stuoia che avrete previdentemente portato con voi insieme ad una bella bottiglia d'acqua e vi rilassate, oppure passeggiate lungo la sponda del fiume, tra sole ed ombra. C'è chi fa il bagno nel fiume e poi prende il sole e chi preferisce stare al fresco in radura, affrontando impavido le formiche e magari leggendo un libro. ... Dopo un quarto d'ora di formiche abbiamo optato per la passeggiata...
Da qui parte un percorso di ca.15 km denominato Sentiero della Padregnana (vedi http://www.parcoticino.it/immagini/mp_padregnana.gif). Lo trovate nella sezione Turismo tra i "Sentieri del parco"... così è nata l'idea per la nostra gita domenicale!!! Peccato solo non aver portato con me la macchina fotografica, ma mi capirete: c'erano 30°C ed anelavo solo a scappare dalla città il più veloce possibile!!!
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